Come siamo arrivati qui
Storia di Forio
Da dove viene il paese, che cosa resta di ogni epoca e perché certe strade e certe chiese stanno dove stanno.
Forio-Stemma (with ornaments).svg, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 (Francescobelletta)
Fuori io
Forio occupa la costa occidentale dell'isola ed è il comune più esteso, poco più di tredici chilometri quadrati. Sul nome le ipotesi sono diverse: dal greco phòros, fertile, da chorìon, villaggio, oppure, secondo il medico cinquecentesco Jasolino, dal paese che «fiorì» dopo la distruzione di altri casali. La leggenda raccolta dallo storico D'Ascia è più divertente: un castellano stanco della ressa del Castello Aragonese avrebbe detto «Fuori io!» e se ne sarebbe andato a fondare il paese dall'altra parte dell'isola. I primi Greci a Panza. Proprio nel territorio di Forio, a Punta Chiarito nella frazione di Panza, uno smottamento del 1989 ha fatto affiorare i muri a secco di una fattoria greca. Gli scavi degli anni Novanta hanno anticipato di una ventina d'anni, intorno al 790-780 a.C., lo sbarco dei primi coloni euboici sull'isola: la baia di Sorgeto, ai piedi del promontorio, offriva alle navi un riparo sicuro. Torri contro i pirati. La costa aperta ha fatto di Forio un bersaglio. Nel giugno 1544 i corsari barbareschi sbarcarono nella baia della Scannella e devastarono Panza e Forio: circa duemila isolani furono uccisi o portati via come schiavi. Il paese si difese con una catena di torri di avvistamento; la più nota è il Torrione, mentre la Torre Torone, in tufo verde, costruita nel 1534, aveva una cisterna, un piano per le armi e uno per i rifugiati. Gli altri isolani chiamano ancora i foriani, per scherzo, «sanghe 'e turche». Il Soccorso. Il simbolo del comune è la chiesa di Santa Maria del Soccorso, bianchissima sul promontorio a picco sul mare: nata nel Trecento accanto a un convento agostiniano, ha l'aspetto attuale dal 1864 e una scala rivestita di maioliche settecentesche. Dal piazzale, al tramonto e con le condizioni giuste, si può vedere il raggio verde. In paese ci sono anche due basiliche minori, Santa Maria di Loreto e San Vito, la chiesa madre dedicata al patrono. Terra di vigne e di forestieri. Forio è stato a lungo il principale distretto agricolo dell'isola, con vite, olivi e agrumi, e tra il 1881 e gli anni Venti del Novecento fu anche il comune più popoloso di Ischia. A Panza si coltiva ancora un vitigno autoctono, il San Lunardo. Il Novecento ha portato gli artisti stranieri: nel 1949 il compositore inglese William Walton e la moglie Susana si stabilirono ai piedi del monte Zaro, dove nacque il giardino della Mortella, aperto al pubblico dal 1990.
Storie e curiosità
Luigi Lavitrano, il cardinale tornato a riposare a Forio
Nato a Forio nel 1874 e ordinato sacerdote a San Giovanni in Laterano, insegnò nel seminario dell'isola prima di diventare vescovo di Cava e Sarno, arcivescovo di Benevento e, dal 1928 al 1945, di Palermo. Pio XI lo creò cardinale nel 1929; partecipò al conclave del 1939 e Pio XII lo chiamò a guidare la Congregazione dei Religiosi.
Nel 1937 incoronò la Madonna di Loreto di Forio. Morto a Castel Gandolfo nel 1950, è sepolto nella basilica di Santa Maria di Loreto, sotto le parole Labor et dolor vita mea fuit.
Cesare Calise, il pittore di Forio scambiato per leccese
Nato a Forio intorno al 1560, firmava in latino «Caesar Calensis». Nel Settecento il biografo De Dominici tradusse quella firma in «Cesare Calense» e lo fece nascere in provincia di Lecce: l'errore durò fino ai primi del Novecento, benché già a metà Ottocento lo storico D'Ascia lo avesse riconosciuto come il pittore foriano Cesare Calise.
Tra il 1620 e il 1635 dipinse tavole, tele e affreschi della chiesa di San Carlo al Cierco, dove c'è l'unica sua opera firmata in italiano. Altri lavori sono a Santa Maria di Loreto e a Napoli.
Per secoli il parroco di San Vito lo sceglieva il Comune
La basilica di San Vito, chiesa madre di Forio, esisteva già prima del 1306 e fu ricostruita tra il 1730 e il 1750. La statua del santo in argento e rame dorato, del 1787, fu pagata 3.848,74 ducati con il ricavato di un'imposta sui generi di prima necessità.
Fino al 2019 sulla chiesa valeva il giuspatronato del Comune, che nominava il parroco con un'elezione. Quell'anno papa Francesco, accogliendo la richiesta della diocesi di Ischia, lo ha abolito.
La Mortella, il giardino di un compositore inglese
Nel 1949 il compositore William Walton e la moglie argentina Susana si stabilirono a Forio, ai piedi del monte Zaro. La parte bassa del giardino fu disegnata negli anni Sessanta dal paesaggista Russell Page; la collina fu creata da Lady Walton. Su circa due ettari crescono oltre tremila specie di piante rare.
Le ceneri del musicista riposano in una roccia sul promontorio. Il nome viene dal mirto, in napoletano mortella. Il giardino è aperto dal 1990 e d'estate ospita concerti nel teatro greco.
Il foriano, un dialetto che non somiglia al napoletano
Forio ha un dialetto tutto suo, con suoni e parole molto lontani dal napoletano e dalle parlate degli altri comuni dell'isola; diverso ancora è quello della frazione di Panza. È uno dei sette dialetti ancora parlati dagli ischitani e, nonostante la pronuncia difficile, è il più conosciuto grazie a una ricca produzione letteraria, come le poesie della raccolta «Vasapiedi» di Luigi Polito.
Fatti da Wikipedia in italiano; testo scritto per Napolinord.
Com’era
Hai una foto di Forio di una volta?
La piazza, la scuola, il bar che non c’è più. L’album del paese le raccoglie decennio per decennio, con il nome di chi le porta.
Da vedere
Voce «Forio» di Wikipedia in italiano; testo scritto per Napolinord.