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giovedì 8 ottobre 2026 Accedi

DISCIPLINA DELLA CIRCOLAZIONE STRADALE - ISTITUZIONE DI DIVIETO DI TRANSITO E DIVIETO DI SOSTA TEMPORANEI

Valido fino al 21/10/2026 · l’avviso per intero · fonte Albo pretorio di Marano

Marano di Napoli › Storia

Come siamo arrivati qui

Storia di Marano di Napoli

Da dove viene il paese, che cosa resta di ogni epoca e perché certe strade e certe chiese stanno dove stanno.

Stemma di Marano di Napoli
Lo stemma della città

L'acqua che scende

Il nome di Marano non ha una spiegazione sola. La più suggestiva lo fa risalire a una radice osco-sannitica, Marahieis, che indicherebbe l'acqua piovana che scende con violenza dalla collina: chi conosce le strade del paese dopo un temporale capisce perché l'ipotesi abbia avuto fortuna. L'altra spiegazione è più prosaica, e più comune nella toponomastica del napoletano: dal latino tardo Marianum, il fondo di un certo Mario che qui possedeva la terra.

Ottomila anni di presenze

Il territorio è abitato dal neolitico, e le tracce degli Osci e dei Sanniti sono state trovate a Masseria Spinosa, in località Vallesana e a Monteleone. In età romana Marano fu un crocevia agricolo e religioso lungo la via consularis Campana, la strada che collegava Capua ai Campi Flegrei: di quel periodo restano i due monumenti più antichi del paese, il mausoleo del Ciaurro e la villa del Ciauriello.

Il castello di Federico II

Sulla collina di Monteleone l'imperatore Federico II fece costruire un casino di caccia, in una posizione che domina il golfo. Nel 1275 Carlo I d'Angiò lo riedificò, e attorno al castello si formò il primo nucleo della frazione di San Rocco. Della stessa età angioina è Castello Scilla, in pieno centro, così rimaneggiato nei secoli da confondersi con le case intorno.

Dai feudatari al Comune

Dal 1630 Marano passò dal demanio alle mani private dei Manriquez, e nel 1704 ai Caracciolo, la famiglia che ha dato il nome alla torre affacciata sul golfo. La feudalità finì nel 1806 con le leggi di Giuseppe Bonaparte. Nel 1948 la frazione di Quarto divenne comune autonomo, e nel 1981 il presidente Sandro Pertini concesse a Marano il titolo di città.

Il santo e il bosco

Il patrono è San Castrese, festeggiato l'11 febbraio: la sua venerazione da queste parti è documentata almeno dal 942. Il bene naturale più importante è il bosco della Salandra, ai piedi della collina dei Camaldoli, che custodisce la grotta dove si nascose il brigante Alfonso Cerulo fra il 1863 e il 1867 e i resti dell'eremo rupestre di Santa Maria di Pietraspaccata.

Marahieis L'ipotesi osca sul nome del paese: l'acqua che scende con violenza dalla collina

Storie e curiosità

La ciliegia Arecca, che cresce qui dal Cinquecento

Prende il nome dalla collinetta della Recca, dove l'albero c'è dal XVI secolo. È rosa pallida, con la polpa dura, carnosa e bianca, e matura a giugno. Ha ottenuto il riconoscimento di denominazione d'origine protetta per caratteristiche che non si ritrovano altrove.

Oggi la coltivazione è ridotta: con l'espansione edilizia molti ciliegi sono stati abbattuti. Ma chi ha un albero in giardino sa cosa ha.

I piselli di Santa Croce arrivavano sui mercati prima di tutti

Coltivati nella località che domina la conca di Quarto, erano ricercati per la forma ultrafine e per un sapore dolcissimo. Il loro pregio era anche il calendario: invadevano i mercati di tutta Italia fino a San Giuseppe e sparivano quando le altre qualità non erano ancora maturate.

Oggi sono una coltura rara.

Il festival degli spot fatti dai ragazzi, dal 1998

Il Marano Ragazzi Spot Festival raccoglie pubblicità sociali girate da ragazzi delle scuole. Gli spot vincitori finiscono sui monitor delle stazioni della metropolitana di Napoli e nel palinsesto della pubblicità sociale della Rai, intorno al 21 marzo, per la giornata della memoria delle vittime delle mafie.

È patrocinato da Libera e dall'ufficio scolastico regionale, e va avanti da oltre venticinque anni.

Fatti da Wikipedia in italiano; testo scritto per Napolinord.

Com’era

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La piazza, la scuola, il bar che non c’è più. L’album del paese le raccoglie decennio per decennio, con il nome di chi le porta.

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