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giovedì 15 ottobre 2026 Accedi
Monte di Procida › Storia

Come siamo arrivati qui

Storia di Monte di Procida

Da dove viene il paese, che cosa resta di ogni epoca e perché certe strade e certe chiese stanno dove stanno.

Monte Cumano

Il promontorio era abitato già nel Neolitico, come mostrano i ritrovamenti di Bellavista e Torre Fumo. Secondo un passo di Dionigi di Alicarnasso era un villaggio di Cuma, e per secoli fu infatti chiamato Monte Cumano. Con la nascita della colonia romana di Miseno ne divenne parte, tanto da prenderne il nome: Monte Miseno. I marinai della flotta. Le tombe della necropoli di Cappella, usate dal I secolo a.C. alla metà del V secolo d.C., conservano affreschi e iscrizioni che parlano dei marinai della flotta di Miseno e delle loro molte provenienze. Poi venne il declino: nel V secolo i barbari devastarono la zona e intorno all'850 i Saraceni distrussero Miseno. Gli abitanti fuggirono, chi sull'isola di Procida, chi nell'entroterra, fino all'attuale Frattamaggiore. La foresta del re. Il territorio sulla terraferma fu aggregato a Procida e lasciato a sé stesso. Il monte si coprì di una boscaglia quasi impenetrabile e nella seconda metà del Quattrocento Ferdinando I lo riservò alle cacce reali. Solo nel Seicento i procidani tornarono a viverci: da qui il nome «di Procida». A metà del secolo costruirono la prima cappella, poi diventata la chiesa della Madonna Assunta. Grano, viti e conigli. I coloni disboscarono a poco a poco: prima il grano, poi le viti del vino montese, i terreni sistemati a terrazza e l'allevamento dei conigli nei caratteristici fossi. Il commercio di questi prodotti fece nascere la marineria montese, che raggiunse la massima espansione nel Novecento. Il referendum del 1907. Il comune nacque il 27 gennaio 1907, quando un referendum separò dal Comune di Procida la parte di terraferma insieme all'isolotto di San Martino. Decisivo fu l'impegno di Ludovico Quandel, che dopo la caduta di Gaeta aveva lasciato la carriera militare e si era ritirato qui. L'America. Negli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento molti montesi emigrarono negli Stati Uniti, dove avviarono attività di successo. Il legame non si è mai spezzato: alcuni sono tornati a investire in paese, e ogni Ferragosto la festa dell'Assunta richiama emigrati, marittimi e famiglie lontane.

Storie e curiosità

Pino Scotto, la voce dei Vanadium nata sul Monte

Giuseppe Scotto di Carlo, per tutti Pino Scotto, è nato a Monte di Procida l'11 ottobre 1949 e ci è cresciuto fino a diciassette anni, quando si trasferì a Napoli per suonare blues e rock.

Stabilitosi a Milano, negli anni Ottanta divenne il cantante dei Vanadium, tra i gruppi più noti del metal italiano: il loro «On Streets of Danger» del 1985 fu il primo disco dal vivo pubblicato da una band metal del Paese. Ha poi proseguito da solista e in televisione.

La Cistecca, il cheese-steak tornato dall'America

Negli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento molti montesi emigrarono negli Stati Uniti, e alcuni di loro, attivi nella ristorazione, tornarono in paese con l'idea del fast food. Nel 1984 il panino americano cheese-steak, rivisto con i sapori flegrei, è diventato a Monte di Procida «la Cistecca», con un nome adattato all'orecchio locale.

È uno dei casi più curiosi di andata e ritorno gastronomico tra la Campania e l'America.

Il Casatiello dolce, una ricetta che impegna tutta la famiglia

A Monte di Procida il casatiello di Pasqua non è salato come a Napoli, ma dolce. La preparazione è lunga e laboriosa, coinvolge tutta la famiglia e finisce spesso in regalo ad amici e parenti; oggi si trova tutto l'anno ed è tutelato da un disciplinare e da una denominazione comunale.

Nel 2022 la Regione Campania ha riconosciuto questo rito come patrimonio culturale immateriale. Nel periodo pasquale gli è dedicata la manifestazione «ReCasatiello».

I gozzi di Acquamorta, saper navigare come una volta

Nella darsena di Acquamorta, che deve il nome a una leggenda su un amore spezzato tra due giovani del posto, sono ancora ormeggiati molti gozzi flegrei in legno, a remi o a vela latina.

Intorno a queste barche vive un sapere tramandato di padre in figlio: come costruirle, ripararle e condurle. Nel 2020 la Regione lo ha riconosciuto come patrimonio culturale immateriale della Campania.

Il giorno in cui il Giro d'Italia partì da qui

Nel 1977 Monte di Procida fu la sede ufficiale della «Grande Partenza» del Giro d'Italia. Il via del prologo, una cronometro individuale, fu dato il 20 maggio dal lungolago di Miseno, a Bacoli, con arrivo in paese.

Vinse il belga Freddy Maertens. È rimasta l'unica volta in cui la corsa rosa ha fatto tappa a Monte di Procida.

Fatti da Wikipedia in italiano; testo scritto per Napolinord.

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Voce «Monte di Procida» di Wikipedia in italiano; testo scritto per Napolinord.