Come siamo arrivati qui
Storia di Pozzuoli
Da dove viene il paese, che cosa resta di ogni epoca e perché certe strade e certe chiese stanno dove stanno.
Pozzuoli-Stemma.svg, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 (Ruthven, Ashoppio)
La città del giusto governo
Nel 530 a.C. un gruppo di esuli di Samo, scappati dalla tirannide di Policrate, approdò su questa costa e, con il consenso di Cuma, fondò Dicearchia, nome greco che significa «città del giusto governo». Di quell'abitato non è mai stato trovato un solo resto: lo conosciamo da un'unica fonte scritta. Nel 421 a.C. passò ai Sanniti, che ne sfruttarono il porto e i traffici con l'entroterra campano. Il porto di Roma. Con la conquista romana della Campania, nel 338 a.C., la città prese il nome di Puteoli, «piccoli pozzi», forse per le sorgenti termali. Nel 195 a.C. Roma vi stabilì una colonia marittima e, allargandosi verso Oriente, ne fece il proprio scalo nel Mediterraneo: Greci, Tiri, Nabatei ed Ebrei vi tenevano magazzini, corporazioni e culti. Qui, raccontano gli Atti degli Apostoli, sbarcò Paolo diretto a Roma. Il declino cominciò quando Claudio, Nerone e Traiano attrezzarono il porto di Ostia. Il Rione Terra. Il suolo che sprofondava spinse gli abitanti, tra la fine del V e l'inizio del VI secolo, a lasciare la città bassa e a chiudersi sull'altura dell'antica acropoli, cinta di mura. Quel castrum, l'odierno Rione Terra, fu per secoli tutta Pozzuoli, esposta alle razzie di Goti, Longobardi e Arabi. Il 9 maggio 1296 Carlo II d'Angiò la dichiarò città demaniale: è la data che si considera di nascita della Pozzuoli moderna. Il metro del bradisismo. Nel 1538 l'eruzione che generò il Monte Nuovo cancellò il villaggio termale di Tripergole. La ricostruzione, spinta dal viceré don Pedro de Toledo, portò la città fuori dal Rione Terra, verso la costa e il Macellum. Quel mercato romano, chiamato a lungo Tempio di Serapide per la statua del dio egizio trovata negli scavi, è servito per secoli a misurare il bradisismo. Carlo di Borbone lo fece scavare e Pozzuoli entrò negli itinerari del Grand Tour. Cannoni e calcolatrici. Nel 1885 l'inglese Armstrong ottenne di costruire sulla costa una fabbrica di artiglierie navali: nel 1916 vi lavoravano cinquemila persone ed era la maggiore fabbrica di cannoni d'Italia. Passata alla meccanica civile e ai treni, ha chiuso nel 2003. Nel 1955 arrivò l'Olivetti, con lo stabilimento progettato da Luigi Cosenza, dove oggi lavorano anche il TIGEM e un istituto del CNR. Gli sgomberi. La crisi bradisismica del 1970 portò allo sgombero frettoloso del Rione Terra, e per gli sfollati nacque il Rione Toiano. Dopo il terremoto del 1980, la crisi del 1983-85 svuotò di nuovo il centro: nel 1986 fu inaugurato Monterusciello, oggi uno dei quartieri più popolosi. Il sollevamento del suolo costrinse a spostare il porto di una cinquantina di metri. Il Rione Terra, restaurato, è diventato un luogo da visitare più che da abitare.
Storie e curiosità
Giacinto Diano, il «Puzzulaniello» che dipinse le chiese di Napoli
Nato a Pozzuoli il 28 marzo 1731, Giacinto Diano si formò nella bottega di Francesco De Mura e a ventun anni si trasferì a Napoli, dove lo chiamavano 'o Puzzulaniello. Dal 1773 insegnò disegno e poi pittura alla Reale Accademia di Belle Arti, e le sue tele sono sparse in decine di chiese e palazzi napoletani.
Nella città natale lavorò per il duomo e per Santa Maria delle Grazie; le tele dipinte per San Raffaele Arcangelo furono portate a Napoli durante il bradisismo del 1983-84. Morì a Napoli nel 1803.
Guglielmo Giannini, il commediografo che fondò l'Uomo Qualunque
Guglielmo Giannini nacque a Pozzuoli il 14 ottobre 1891, figlio di un giornalista napoletano e di una madre inglese, e crebbe a Napoli. Lasciata presto la scuola, fece mille mestieri prima di arrivare al giornalismo umoristico.
A Roma, dopo la Grande Guerra, diresse riviste e scrisse commedie gialle di successo, come «Il sole a scacchi», oltre a canzoni popolari come «Rosa di Malaga». Alla fine della guerra fondò il settimanale «L'Uomo Qualunque» e si mise a capo del movimento che ne nacque, il Fronte dell'Uomo Qualunque. Morì a Roma nel 1960.
Il Pennone a Mare, la gara sul palo insaponato di Ferragosto
Il 15 agosto, nel porto, si rinnova una sfida legata alla devozione dei pescatori per la Madonna Assunta. Su un molo si fissa un palo di legno di quindici metri, inclinato a 45 gradi sopra l'acqua e cosparso di grasso: chi ci cammina sopra deve strappare una delle tre bandierine prima di finire in mare.
Se ne parla già in un articolo del 1886, e dal 2020 il Pennone a Mare è iscritto nell'inventario dei beni culturali immateriali della Campania.
San Mamozio, il santo che non è mai esistito
Nel 1704 a Pozzuoli tornò alla luce la statua di un magistrato romano, Lolliano Mavorzio. Da quel ritrovamento nacque una figura del folklore cittadino, San Mamozio.
Quando la statua fu trasferita a Baia, il nome passò per contiguità all'altra statua della piazza, quella del vescovo Martino de Léon y Cardenas, che durante il vicereame spagnolo aveva fatto ripartire il porto. Così il soprannome è sopravvissuto alla statua che lo aveva generato.
Sergio Orata, l'allevatore di ostriche che diede il nome a Lucrino
Il nome del lago di Lucrino viene da lucrum, guadagno. Nel I secolo a.C. Gaio Sergio Orata, imprenditore e ingegnere romano nato proprio a Lucrino, vi impiantò un allevamento di ostriche, sfruttando il canale che metteva il lago in comunicazione con il mare, e ne ricavò grandi ricchezze.
Pochi decenni dopo, nel 37 a.C., Agrippa collegò Lucrino e Averno al mare per farne il Portus Iulius, porto militare della flotta di Ottaviano.
Fatti da Wikipedia in italiano; testo scritto per Napolinord.
Com’era
Hai una foto di Pozzuoli di una volta?
La piazza, la scuola, il bar che non c’è più. L’album del paese le raccoglie decennio per decennio, con il nome di chi le porta.
Da vedere
Voce «Pozzuoli» di Wikipedia in italiano; testo scritto per Napolinord.